Asta 36 / Libri, autografi e manoscritti

mar 11 -  mer 12 OTTOBRE 2022
Ritratto di Ranuccio II Farnese - Scrittura in miniatura nel ritratto e nelle figure  [..]
Lotto 56

Scrittura in miniatura nel ritratto di Ranuccio e nello stemma araldico dei Farnese

Ritratto di Ranuccio II Farnese - Scrittura in miniatura nel ritratto e nelle figure all'interno del campo dello stemma araldico.

Datato 1693 (data indicata anche nel testo in miniatura).

Manoscritto a inchiostro bruno su carta applicata su supporto in legno. Il ritratto di Ranuccio Farnese, a matita grigia, è applicato sul foglio in carta. Al piede, ai lati dello stemma araldico (anch’esso applicato alla carta), si legge: “Farnesiam Genealogiam Raynutto II / Parmae & Placentiae Duci VI ad Ignatio Moli / gia anno 1693. Metro Italico dicatam & in hac / tanti Principis Effigie mire celatam Descen / dentes Comitis Antonii Costerbosae ejusdem; S. C. S. / Justitiae a Secretis, in quos haec Dignitas tan / quam hereditario jure delata, demum sub An / tonio I Par. & Plac. Duce IIX. Suam clausit Epo / cham, restauratam, & ex ornatam Nepotibus, in / perenne ipsorum decus, religiose custodienda tradidere”. Al verso (scritta sul supporto in legno), una annotazione di mano più recente: “23 gennaio 1879. La figura e lo Stemma de Farnesi sono scritti a stampatello nella figura riportasi la genealogia dei Farnesi e nello stemma pajono versi in elogio ai Costerbosa. Ma ne con lente da incisione ne con microscopio si è potuto leggere bene come nessun potervi leggere il generale Neiperg [Adam Albert von Neipperg, Ministro di Stato del Ducato di Parma e Piacenza e marito di Maria Luisa d’Asburgo Lorena, Duchessa di Parma Piacenza e Guastalla] Giuseppe Lalatta Costerbosa [...]”. Al verso sono applicate tre etichette in carta. Una è relativa ad una mostra: “Mostra dei tesori segreti delle case fiorentine. Circolo borghese e della stampa”. Dimensioni: 390x480 mm circa.



Curioso manoscritto con scrittura in miniatura nel ritratto e nelle figure all’interno del campo dello stemma araldico. L’autore è “Ignatio Moligia scrisse l’anno 1693”(informazione leggibile sia ai lati dello stemma araldico, sia nella scrittura in miniatura, al piede della figura di Ranuccio Farnese). La scrittura è leggibile soltanto grazie ad adeguati strumenti di ingrandimento. Il manoscritto ritrae Ranuccio II Farnese in età matura (probabilmente gli anni ’80 del XVII secolo) ed è stato copiato, un anno prima della morte del Duca, dal dipinto oggi conservato presso il complesso Monumentale della Pilotta a Parma. Di questo dipinto si conoscono altre copie: una conservata a Napoli nel Palazzo Reale, ritenuta opera di Jacob Denys, un’altra nella collezione dell’Amministrazione Ospedaliera a Parma, e una terza presso la sede dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio. I testi della scrittura in miniatura, in italiano, sono in onore della famiglia Farnese ed Este (due mogli di Ranuccio furono esponenti della famiglia Este). L’incipit del testo nel ritratto ripercorre la storia della famiglia: “La Serenissima Casa Farnese già più di anni 700 come attestano gli antichi annali della casa [...] d’Orvieto dalla Germania passò [...] in Toscana [...]” e continua con componimenti poetici celebrativi del conte Fulvio Testi (1593-1646), diplomatico, poeta e scrittore, importante esponente della letteratura barocca. “Componimento drammatico fatto per la musica nel giorno natalizio della Serenissima Maria Farnese Duchessa di Modena / Serenatevi o cieli tranquillatevi o mari e voi dell’ampia terra alti monti ime valli apriche piagge festeggiate e ridete [...] Piovan sul crin lucente tardissime le nevi, le rose e i gelsomini onde con vago misto le due guance vezzose Aprile infiora [...]” - Per una festa fatta a Sassuolo nel Natale dell’Altezza Serenissima di Francesco d’Este Duca di Modena [Francesco I, suocero di Ranuccio] / Coro: Di rai più belli cinto i capelli il Dio di Delo rida nel Cielo [...]. Cerere: “De le più belle spighe che ne’ fertili campi quinci la Secchia indi il Panaro irrighe [...] Di donzelle vezzose ufficioso stuol da lor ne trasse polvere biancheggiante con accurata man poi ne compose queste candide masse [...]”.

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