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Lotto 35

Il prezzo della pace tra il Papa Sisto IV e la Firenze di Lorenzo de' Medici dopo la congiura dei Pazzi

Vespucci Guidantonio

Lettera autografa firmata Guidantonius Vespucci orator florentinus, inviata a Pierfrancesco Gaddi presso il Re di Francia.

Datata Roma 19 marzo 1480.

Manoscritto a inchiostro bruno. 1 bifolio, scritte 3 pagine (scritte 70 righe in totale). Testo italiano e latino. Al verso della seconda carta il nome del destinatario: Magnifico Francisco de Gaddis oratori fiorentino Dignissimo Apud Regem Francorum. Sigillo in carta conservato. Dimensioni: 300x220 mm.



Guidantonio di Giovanni Vespucci (1436-1501) fu giureconsulto famoso e uomo di ingegno e destrezza singolare, come scrisse Guicciardini. Fidatissimo di Lorenzo il Magnifico, fu suo ambasciatore a Roma presso Papa Sisto IV e a Parigi presso Luigi XI. Vespucci scrive a Francesco Gaddi (1441-1504), sovrintendente della Cancelleria dei Dieci di Firenze e uomo di fiducia di Lorenzo, che nel 1478 lo nominò oratore presso il Re di Francia. Argomento di questa lunga e importantissima lettera è il costo della pace tra la Chiesa e Firenze (a seguito della guerra di papa Sisto IV contro la città, provocata dalla reazione dei Medici alla Congiura de’ Pazzi), e al contempo la revoca della scomunica per Lorenzo il Magnifico ed i maggiorenti fiorentini. L’astutissimo Vespucci informa Gaddi (presso il re Luigi XI di Francia) di essere riuscito a ridurre di molto le richieste del Papa per la concessione della pace e la cancellazione della scomunica, in termini sia di denaro che di galee da utilizzare contra il Turcho (siamo nel periodo della prima guerra turca). Per soddisfare la richiesta economica di Sisto IV senza gravare sulle casse di Firenze, Vespucci ottiene dal Papa stesso, con mossa magistrale, la possibilità di imporre pesanti imposte ai preti toscani; in proposito scrive beffardo: in effecto questi preti cianno scomunicato et interdecti et loro faranno la spesa per ricommunicarci. Nel seguito della lettera, Vespucci accenna alle complicate situazioni degli arcivescovadi di Pisa e di Brescia, alla restituzione di terre, al duca di Calavria (Calabria: Alfonso II di Aragona, che un anno dopo guiderà le truppe di liberazione di Otranto dagli ottomani), ai veneziani che per soldi aiutavano i turchi: Viniziani […] che portavano a prezo Turchi et altre cose dalla Vellona [Valona] a Otranto, alle liti tra Venezia e il Signor di Favenza [Faenza] ecc. Vespucci inoltre scrive a Gaddi che la scomunica cancellata dal Papa riguardava anche il Re di Francia [Luigi XI], che aveva parteggiato per Firenze: E stato gran fatiche acordare il Papa vogli condescendere a absolvere gli altri che non fussino nostri subditi. Avisandovi che in quelle scomuniche vi era compreso il Re e tutto il mondo (tout le monde, cioè la corte del Re). Vespucci inoltre conferma quanto già si sapeva circa la mancata cattura del bassa (Gedik Ahmet Pascià, comandante dell’esercito e della flotta di Maometto II) e descrive le navi catturate ai turchi: 14 palandree (palandre: grandi imbarcazioni a vela a fondo piatto), 4 fuste (galee sottili di basso pescaggio) e una nave di trecento botte (nave da circa 190 tonnellate di stazza). L’ultima parte della missiva riguarda l’esortazione degli oratori franzesi al Papa affinché favorisca la pacificazione dell’Italia, legandola alla disponibilità di Luigi XI a partecipare alla costosa guerra contro i turchi: fu la loro expositione in exhoratre la Santità di Nostro Signore a pacificare Italia et offeriva la Christianissimo Re volersi collegare con quelli volessino far lampresa contra il turco et spendere 300000 scudi lanno; in aggiunta a questo, gli oratori francesi chiedono al Papa una sorta di pacificazione francese: di obtenere una bolla come quella se facta per Italia che nessun principe oltramontano presuma di far guerra luno allaltro. Vespucci accenna anche ai: Mons. di Roano [Rouen], ai vicecancellieri di Noara, Siena, Malfecta, San Marco, Ulisbona, Milano, al vescovo di Thiano, al mio Mons. d’Argenton et d'Alba e al mio messer Carlo Visconti et a Maestro Antonio Calderini. Molto argute a pungenti, infine, sono due frasi del Vespucci; la prima è sui senesi: e Sanesi stanno in una gelosia maravigliosa de loro fuori usciti et fanno le guardie come se havessino il campo (militare) alluscio; la seconda è un consiglio a Gaddi, perché eviti di fare sciocchezze con l’amante giovane (insulfiore): vi ricordo guardarvi dalla Gianetona perche debba essere insulfiore et farebbivi scioccheggiare, siche vi conforto a tenervi alla Giana, la quale saluterete per mia parte.

 

Salve mi Gadde. In questa hora se fornito la conclusione et le scripture tutte con la Santità di Nostro Signore e accioche voi habbiate el particulare spunto te ne aviso in breve. Le cose nostre quando veni qua erano ridocti in questi termini che il Papa per la nostra absolutione ci havea imposto che noi concorressimo con 15 galee con Sua Santità nella expeditione contra il turco et oltra a questo ci avea imposto per taxa ventimila ducati. Tutto ho ridocto che per la taxa et per le galee si paghi quindici mila ducati, la meta per tutto marzo laltra meta per tutto maggio et diensili 5 corpi di galee corredati di tutto et rincontro habbiamo da Sua Santità poter riscuotere dal residuo delle imposte de preti semila ducati et acci progato per tre anni la imposta de preti a cinque mila ducati per anno per lo studio di Pisa che è intorno alla spesa si li da: in effecto questi preti cianno scomunicato et interdecti et loro faranno la spesa per ricommunicarci. Circa al facto dello arcivescovado di Pisa se apuntato che monsignor habbi larcivescovado: da altro canto che e governatori stiano tali che la Signoria se ne contenti. De frutti passati consumati non si ragioni che la electione dellarci vescovo vacando in qualunche modo saspecti a canonici di Pisa la prima volta: et tutto è restato dacordo et facto le scripture, excepto che il messo di Nostro Signore che porta le scripture a Firenze ha a concordarsi del tempo con li nostri excellentissimi signori fra quali si debbono dare le galee. La absolutione laquale habbiamo è plenissima et per noi et per tutti quelli che aliquo modo prestiterint auxilium consilium vel favorem, et inter alia ve che ciascuno si possa elegere il confessore che lo absolva et benedisca da tutte le sopradecte censure; et questo si è facto perche è gran disputa di ragione se la absolutione potest conferri in absentem. E stato gran fatiche acordare il Papa vogli condescendere a absolvere gli altri che non fussino nostri subditi. Avisandovi che in quelle scomuniche vi era compreso il Re e tutto il mondo. Avisovene accio che volendovi comunicare questo anno possiate fare il debito vostro. Le terre a questa hora credo ci siano state restituite, cioè quelle che tiene il Re. Laltre rimanghono a giudicare allarbitrio suo, ma ha promisso farcele rendere presto, ma con qualche nostro costo a Sanesi. Al Re si observa e capitoli della pace; circa la provisione si dava al duca di Calavria: circa a subsidii si gli abbino a dar contra a Turchi, si rimette nella discretione et de messi et de Signori fiorentini. Scripsivi per la mia ultima come il Bassa non era preso: ma solo erano state prese 14 palandree et 4 fuste, di poi è stato preso una nave di trecento botte con tre altri navili, e quali navili erano di Viniziani; credo percio persone che portavano a prezo Turchi et altre cose dalla Vellona a Otranto. E Viniziani a questi di havendo lite quelli di Ravenna con li huomini del Castel di Rossi, il quale è del Signor di Favenza, gittarono in terra certe case et ferono un fosso di loro propria auctorita che terminassi decti confini et dicesi volevano havere il decto Castel di Rossi, che è cosa di mala natura et dubitasi non sia a arte per turbare e subsidii savessino a dare al Re ferrando, essene decto al Papa il qual mostro farne poco caso, dicendo che la cosa non andrebbe piu innanzi. La Santità di Nostro Signore a questi di mando un messo a Vinegia a exhortare quella Signoria volessimo dar la possessione dellarcivescovado di Brescia a quel patriarcha che fu confinato; tennono il messo circa un mese, et di poi lo rimandorono sanza risposta, siche potete vede, re come hanno il Papa a loro discretione. Li oratori franzesi circa alle cose regie hebbono audienza prima privata et poi publica; exhoratre la Santità di Nostro Signore a pacificare Italia et offeriva la Christianissimo Re volersi collegare con quelli volessino far lampresa contra il turco et spendere 300000 scudi lanno, et narrorono quel disegno di taxa che il Re altre volte havea decto essendo noi costi, credo il fin loro, hanche non lo dichino, ma solo sia stato proposto dal Reverendissimo Monsignor di Roano, sia di obtenere una bolla come quella se facta per Italia che nessun principe oltramontano presuma di far guerra luno allaltro, et questo credo perche come sapete, possedendo il Re quello possiede, la guerra non fa per lui; fu dato loro 8 uditori Cardinali e quali son questi, e Reverendissimo Mons. di Roano, Vicecancellieri, Noara, Siena, Malfecta, San Marco, Ulisbona, Milano. Circa alle cose nostre dimostrarono la affectione ci portava cotesto Christianissimo Re. Ringratiorono il Pontefice de beneficii facti et circa la absolution delle censure et la restitution delle terre et conforterollo a perseguirci con li suoi favori. A me pare sian molto favoriti da Mons. di Roano, il quale credendo far cosa grata a cotesto christianissimo Re, ci a molto favoriti, si che lo officio vostro mi par che sia fargliele intendre: lo exito delle lor commissioni circa le cose soprascripte lo qual si abbi a essere per ancor non vi so dire. Octo di fa si parti di qui il vescovo di Thiano per essere in Ungheria et allo imperadore per tractar pace tra loro; secondo il parer mio non mi par huomo di condur simil cose. E Sanesi stanno in una gelosia maravigliosa de loro fuori usciti et fanno le guardie come se havessino il campo alluscio. Le genti del Re che erano nelle nostre Castella se ne sono partite: non altro se non che mi raccomandi alla Maestà del Re et captato tempore, lo avisate delle nuove soprascripte o de quella parte che vi pare; et similiter al mio Mons. d’Argenton et d'Alba et al mio messer Carlo Visconti et a Maestro Antonio Calderini; e vi ricordo guardarvi dalla Gianetona perche debba essere insulfiore et farebbivi scioccheggiare, siche vi conforto a tenervi alla Giana, la quale saluterete per mia parte. Nec alia; ex Urbe die XVIIII martii 1480 [...].

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