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mer 6 MARZO -  gio 7 MARZO 2024
Lotto 34

Sisto IV, le guerre turche e le notizie relative ad un attacco a Otranto

Vespucci Guidantonio

Lettera autografa firmata Guidantonius Vespucci orato, inviata a Francesco Gaddi presso il Re di Francia.

Datata 11 marzo 1480, Roma.

Manoscritto a inchiostro bruno. 1 carta scritta al recto (scritte 28 righe in totale). Al verso: Magnifico Francisco de Gaddis oratori florentino apud regem francorum. Testo in italiano e latino. Sigillo in carta conservato. Dimensioni: 284x214 mm.



Guidantonio di Giovanni Vespucci (1436-1501) fu giureconsulto famoso e uomo di ingegno e destrezza singolare, come scrisse Guicciardini. Fidatissimo di Lorenzo il Magnifico, fu suo ambasciatore a Roma presso Papa Sisto IV e a Parigi presso Luigi XI. Vespucci scrive a Francesco Gaddi (1441-1504), sovrintendente della Cancelleria dei Dieci di Firenze e uomo di fiducia di Lorenzo, che nel 1478 lo nominò oratore presso il Re di Francia. Nella lettera è nominato il Bassa, Gedik Ahmet Pascià, comandante dell’esercito e della flotta di Maometto II che gravitava su Vellona [Valona], Antonio Calderini (1445-ca.1494), cancelliere fiorentino, all’epoca inviato di Lorenzo de’ Medici presso re Luigi XI, e Monsignor di Argenton (Philippe de Commynes, 1445-1511), francese, storico e instancabile diplomatico che dal 1472 fu al servizio di re Luigi XI, impegnato in delicate missioni in Francia e in Italia. Argomento di questa lettera è la prima guerra dichiarata da Sisto IV, con l’aiuto di Napoli, agli Ottomani. L’esito venne celebrato dagli attaccanti come una vittoria, ma i Turchi, in realtà, non furono sconfitti. In questa importantissima lettera, Vespucci dapprima mette in guardia Gaddi dalle molte favole che circolavano sulla sconfitta dei Turchi da parte della flotta di Re Ferrando (Ferdinando I di Napoli): rotta data [sconfitta] perlarmata del Re Ferrando a Turchi [...] ma sol furon presi dodici paladree et tre fuste [...]. Poi Vespucci, che nel marzo 1480 (data di questa lettera) si trova a Roma, avverte Gaddi del pericolo di un attacco della flotta ottomana in Puglia e a Rodi. Informa anche del fatto che Re Ferrando era ito a campa presso Otranto. Pertanto, l’allarme per un possibile attacco della flotta ottomana circolava in Italia e in Francia già mesi prima dello sbarco turco in Puglia (il terribile sacco di Otranto del luglio 1480) e dell’assedio di Rodi. Nella lettera si accenna anche alla scontentezza dei senesi (malissimi contenti).

 

Caro Messer Francesco. Io credo che voi habbiate inteso la rotta data perlarmata del Re Ferrando a Turchi et perche se decto molte favole vi aviso chel vero è questo secondo dal nostro oratore che sta apresso alla Maesta del Re Ferrando sono avisato. Il Bassa non e preso, ma sol furon presi dodici paladree et tre fuste et morto circa a 800 turchi 200 ne furon presi et scampati circa 150 prigioni christiani chel Bassa sene menava. Ridussesi il Bassa alla Vellona con 8 galee che piu non ne havea et con il resto delle vele che intra tutte et le prese et le altre che li rimasono erano trentadue. Gli Magnifici oratori franzesi entrarono adi 8 del presente honorati secondo il costume, hieri hebbono la prima udienza del Papa nella qua le presentoron solo le lettere credentiali et ferono le salutationi usitate et differorono exporre la credenza a un altro di. Sono stato con loro et narratoli lo stato delle cose nostre et quello intorno accio habbino affare. Il Re Ferrando piu volte a richiesto il papa gli dia per terra uno subsidio di tremila fanti, non la voluto fare et dice bastarli il subsidio per mare. El Re ferrando secondo ha decto al nostro ambasciadore che la doverebbe fra 15 di esser ito a campa a Otranto che selo fara ne potrebbe havere honore innanzi che si rinnovi genti. Per le nuove che si sente per la via di Constantinopoli il turco sapparecchia in questanno a far due potentissimi exerciti, uno per la Puglia et laltro per Rodi, Dio non lasci exseguirli esuoi desideri. Io credo pure che il Re restituirà leterre che tiene, laltre rimarranno in pendente di che e Sanesi sono malissimi contenti et hanno facto ogni instanzia apresso al papa per impedire questa restituitone, ma poco e giovato loro. Credo questa restitutione sara cagione di far fare qualche novità in Siena et questo non vi di’ sine aliquali fundamento. Nec alia se non che saluti el mio Ser Antonio Calderini et raccomandami per mille volte al mio Monsignor d’Argenton [...].

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