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mer 6 MARZO -  gio 7 MARZO 2024
 Mussolini Edda : 3 lettere autografe inviate al giovane amico Marino Viarana.   [..]
Lotto 26

L'amore segreto della figlia primogenita del Duce

Mussolini Edda

3 lettere autografe inviate al giovane amico Marino Viarana.

Anni 1928/29.

Manoscritti a inchiostro bruno su carte colorate e intestate EM della giovane figlia del Duce. 14 pagine scritte in totale. 2 buste conservate. Sono conservate le trascrizioni delle lettere. Dimensioni 190x290 mm ca. SI AGGIUNGONO: Id. 3 fotografie in b/n e sepia che ritraggono Edda (sempre elegante) a cavallo, in nave e accanto ad un edificio riccamente arabescato. Dimensioni 170x225 e 220x290.

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I DOCUMENTO: Lettere d’amore e di amicizia scritte dalla giovanissima Edda, nelle quali la ragazza svela il suo temperamento libero e ribelle, ma al contempo intelligente e maturo. Flirtare con un giovanotto e parlare in modo scanzonato negli anni ’20 era - per la figlia del Duce - un pericoloso azzardo. Lei lo sa bene e scrive: la collera di papà, verso chi manca, è terribile, e si preoccupa per i suoi amici. Del destinatario delle lettere, Marino Viarana, si hanno poche notizie: nacque a Biandronno (VA), divenne ufficiale, visse a Milano. Era un bel ragazzo di dieci anni più grande di Edda. Lei, pur giovanissima, si rivela scrittrice spiritosa e autoironica, oltre che instancabile viaggiatrice. Sprezzante è il suo pensiero sul probabile imminente matrimonio (combinato dal padre) con Ciano. Marino caro, […] Da stamane alle sei vien giù un terribile diluvio con accompagnamento di tuoni, lampi e relativi simpatici fulmini […] per farmi coraggio ho attaccato il grammofono (speranzosa di non sentire i tuoni) e ti scrivo (così non vedo i lampi). Uff. Marino, ci vorresti tu per farmi dimenticare la paura, ma tu sempre intelligente sei ad appena 600 chilometri di distanza […] l’altra sera non feci in tempo a salutarti decentemente […] pensa che il treno è partito in ritardo per colpa mia, scusa […] quando il treno si è mosso […] ho pianto senza un perché preciso, ero oppressa e molto triste. In qualche momento io sono di una scemenza incredibile. E tra le lacrime e la pioggia credevo di essere diventata un mascherone, invece […] ero normale, bisogna proprio dire che i prodotti che uso per la mia toeletta sono della migliore marca. Stasera vado a teatro. Metterò l’abito nuovo, indossandolo mi darà l’impressione della stretta forte delle tue braccia. Il ragionamento è pedestre ma sento così. Giovedì partirò da Roma, mi fermerò un poco a Napoli e a Siracusa e dopo farò il giro del mediterraneo orientale. Tripoli, Egitto, Palestina, Rodi, Turchia, Grecia, Italia. Come gita non è malvagia. […] La tua bimba ti ricorda tanto e ti promette di non flirtare e come suggello a questa promessa ti bacia sulla bocca. P.S/N.B. Però i baci a distanza non sanno proprio di niente [...] (31 gennaio 1928). Marino caro, grazie per il tuo romanzo […] scommetto che ti stai innamorando di un’altra donnà Per me fai pure: sai che io non bado a simili piccolezze. Mi hai voluto bene per tre anni; è giusto che ora ti prenda un po’ di vacanza. Scherzo; stamani sono un po’ scemerella. Effetto della primavera e dei nervi […] Niente paura per il coso del tennis; amicizia – nient’altro – pare logico che proprio ora mi prenda la briga di un nuovo flirt? Non bisogna mai esagerare […] Poi, riferendosi a un biglietto di presentazione ad un podestà per la sorella di Marino, scrive: Bene, mio padre mi ha detto chiaro e tondo – dille che smetta di andare in giro con quel biglietto, altrimenti glielo faccio dire dai carabinieri. Dunque attenzione. La collera di papà, verso chi manca è terribile. Ti prego per il tuo, per il nostro bene, di stracciare quel biglietto […] Se da quella traccia si scoprisse il resto, chissà che pandemonio succederebbe […] E soprattutto silenzio. Parla e confidati solo con Donna Pia. Ho paura, tanta paura; dall’anno scorso io temo sempre per i miei amici […] di mie foto puoi tenerne qualcuna, di quelle meno appariscenti […] Edda tua [...] (s.d.) Marino caro […] Stamani svegliandomi ero molto accasciata, ma poi guardandomi allo specchio l’accasciamento è passato. Sono molto bella oggi; quel che vuol dire la vanità femminile. Mio padre tornerà stasera con le ultime novità sul Sole dell’Avvenire. È sempre quello invernale, ma ormai è primaverile e poi sarà anche estivo; ci credi? La storia mi ha talmente annoiata che non riesco nemmeno più a prenderla sul serio, me ne infischio tranquillamente di tutto e di tutti: Facciano o non facciano, mi sposino o non mi sposino; per me è tutto uguale. A te non importa niente della capra, a me non importa niente del caprone. Questo dico senza mancare di rispetto a nessuno […] Quell’affare del tennis (come dici tu) mi ha scritto una lettera molto carina; non è stupido il ragazzo […] La mia risposta è stata piuttosto insultante, ironica e cattivuccia; una di quelle lettere che fanno venir voglia di prendere a schiaffi chi l’ha scritta. Tu sai che in quel genere sono insuperabile: Ti ho detto questo (mentre avrei potuto benissimo tacertelo) perché voglio che tu sappia sempre tutto di me […] E tu che fai di bello a Milano? Ti prego di non combinarmi brutti scherzi […] di non frequentare cattive compagnie e locali non per bene. […] Tu una sera mi dicesti che io non avevo nessuna ragione di essere gelosa o pensare male di te; eppure quante volte a sentir gli alti, avrei dovuto esserlo […] Marino caro, mi è venuto un minuto di barborino tremendo, passerà. Scrivimi e sii buono. Ti bacio e ti voglio bene. Edda tua (3 maggio 1929)

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