Asta 30 / Grafica & Libri

lun 19 APRILE -  mer 21 APRILE 2021
Lotto 1272

La prima descrizione di un orto botanico italiano

Aldini Tobia

[ Pietro Castelli, Jacopo Ligozzi (1547 - 1626), Giuseppe Caletti (detto il Cremonese) (attivo a Cremona e Ferrara, 1600) ]
Roma, Lazio

Exactissima descriptio rariorum quarundam plantarum, quae continentur Romae in Horto Farnesiano.

Romae: Typis Iacobi Mascardi, 1625.

In-folio (mm 303x208). Pagine [12], 109 [i.e. 101], [7]. Bel frontespizio inciso in rame in elegante cornice architettonica, raffigurante lo stemma farnese e Teofrasto e Dioscoride, i fondatori della botanica; 22 tavole incise in rame a piena pagina nel testo. Specchio di scrittura inquadrato da cornice di duplice e triplice filetto, testatine, capilettera, finalini e illustrazioni nel testo, il tutto inciso in legno. Sopradiche macchie e aloni ad alcune pagine; profondo strappo interno senza perdite, pecette di carta al margine esterno e a quello inferiore che non coinvolgono il testo, e uno strappo laterale maldestramente restaurato alle pagg. 71-72. Complessivamente ottima copia. Legatura in piena pelle coeva, con decorazioni a secco ai piatti e titolo in oro al dorso a 6 nervetti; sguardie rinnovate. Spellature e segni di restauro.



Prima e unica edizione di questa opera dedicata al giardino botanico degli Orti Farnesiani di Roma, che è anche la prima descrizione di un orto botanico italiano (cfr. «L'Esopo», 2, 1979, p. 18). Le splendide tavole che illustrano le piante ivi coltivate, in maggior parte di origine americana, furono eseguite su disegno di Jacopo Ligozzi, mentre il frontespizio è stato eseguito da Giuseppe Caletti detto il Cremonese. Tobia Aldini è Autore dichiarato della descriptio; tuttavia molti bibliografi attribuiscono l'effettiva paternità dell'opera al botanico Pietro Castelli; Piantanida 1784 (rigettando l'attribuzione al Castelli): «contiene la descrizione di una nuova specie di acacia tuttora detta "farnesiana"»; Pritzel, 1590; Saccardo I, 12: «Secondo Seguire e Haller il vero autore è P. Castelli, secondo il Bartholin quest'ultimo ne fu solo efficace collaboratore».

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